domenica 29 aprile 2012

Carciofi ripieni della nonna Pera


Carciofi ripieni
Io la nonna Pera, così la chiamava affettuosamente mio nonno, non l’ho mai conosciuta perché se n’è andata troppo presto, io avevo un anno e non posso ricordarmi di lei. Però, l’ho sempre sentita presente perché mia madre mi ha raccontato chi era e come ha vissuto, tenendo viva la sua memoria e producendo in me ricordi costruiti ma, non per questo, meno veri. Ho sempre pensato a lei come a quelle donne di una volta, instancabili, forti e dolci allo stesso tempo, capace di tirar su quattro figli, sopravvivere a una guerra e alle difficoltà del dopoguerra e mi è mancata la sua figura accanto, tanto, che l'ho cercata nella zia Giuliana o nelle nonne di mio marito.

Ricordo quando mio nonno mi raccontava del loro amore, sbocciato quando lei era poco più di una bambina e fantasticavo romanticamente su quella che mi sembrava una favola. Mentre ascoltavo la storia del loro ricongiungimento dopo la guerra e dopo mesi durante i quali non sapevano niente l’uno dell’altra, immaginavo la scena con emozione pensando al loro grande amore. Un amore interrotto troppo presto che ha lasciato, in tutti, un grande vuoto, ma che, in alcun modo, ha affievolito il sentimento che il nonno Beppe provava per lei. 

Ho sentito racconti di amore, di forza, di guerra, di povertà, di dolore e di vita quotidiana e di tutti quei gesti che ogni giorno faceva per la famiglia. Cucinare era uno di quei gesti e oggi è proprio una sua ricetta che voglio proporre: un piatto semplice che mi ha ricordato mia madre qualche giorno fa. 

Carciofi 8
Pancetta arrotolata 100 gr
Aglio 1 spicchio
Nepitella un rametto
Cipolla
Polpa di pomodoro qualche cucchiaio
Olio

Fare un pesto con la pancetta, l’aglio e la nepitella (impitella in garfagnino, quella pianta aromatica che si utilizza dalle nostre parti per cucinare i funghi e che cresce spontaneamente nei campi). 

Pulire i carciofi e, lasciandoli interi, aprirli al centro e introdurre un po’ di farcia. In una casseruola scaldare un po’ d’olio con la cipolla messa ad appassire, aggiungere poi i carciofi a testa in giù e il pomodoro. Far cuocere per circa un’ora e mezzo.

Con questa ricetta partecipo al contest di Cucchiaio e Pentolone dal titolo "Ricette ripiene, dall'antipasto al dolce".


venerdì 27 aprile 2012

Mezze maniche zucca e pancetta


Mezze maniche zucca e pancetta
Quando vado a fare la spesa con Dario al seguito e cioè sempre, ho il mio bel da fare a cercare di evitare che tocchi ogni cosa o che si perda fra i lunghi corridoi del supermercato. In questi anni c’è stata un’evoluzione nel mio rapporto con lui al supermercato partendo dal passeggino, che adoravo perché era facile impedire che arrivasse agli scaffali…e finché ho potuto l’ho “costretto” a sedere. Poi, abbastanza presto per la verità (circa due anni), è voluto salire sul carrello e ci divertivamo, io a prendere le cose e lui a scaraventarle all’interno, il tutto sempre sotto il mio controllo….ma ben presto si è stancato ed è voluto scendere per esplorare il territorio che deve essergli parso un paradiso pieno di cose nuove da toccare e da scoprire. Finalmente vedeva e toccava con mano quello che aveva visto fino a quel momento in televisione.

Non si ha un’idea precisa di come la pubblicità sia fatta per colpire proprio i più piccoli fino a che non ci si sbatte il naso contro. A volte mi stupivo perché riconosceva, senza saper leggere ovviamente, tanti prodotti  pubblicizzati in tv. Vedeva un pacchetto di biscotti e sapeva dirmi il nome e canticchiarmi il ritornello che sentiva ogni volta. Eppure mi sembrava che giocasse mentre la tv era accesa pensavo…… ma non importa, i bambini sembrano distratti ma sentono tutto.

Mi chiedeva sempre: <<Mamma ma perché tutti conoscono il mio nome? Amore forse perché ti chiamo 50 volte al minuto? >> Dario lascia stare, Dario dove sei, Dario vieni qui e via così. Poi è arrivata la fase del << Mamma mi compri ….?>> Ah e come dimenticarmi del <<Mamma mi scappa>> quando hai già tutta la spesa alla cassa? Non per niente conosciamo tutti bagni di tutti i supermercati della zona. 

Ora abbiamo raggiunto un accordo e cioè che può comprare qualcosa per fare merenda mentre facciamo la spesa e, se siamo nel supermercato piccolo dove andiamo più spesso, può andare in bagno da solo. L’ultima novità è che lo lascio a un banco con il numerino in mano in attesa del suo turno e poi, da solo, deve chiedere ciò che io gli ho detto, così si sente grande e io sono sicura che per almeno 10 minuti sta fermo nel solito punto.

Qualche giorno fa si è impuntato nel voler comprare la zucca gialla al posto dell’ovetto con sorpresa e questo mi è sembrato un ottimo affare…… non è un gran mangione ma mangia di tutto e la zucca gli è piaciuta un sacco. 

mercoledì 25 aprile 2012

Torta Prato fiorito


Prato fiorito
Il sottotitolo giusto per questa torta non può che essere: come divertirsi in cucina facendo pastrocchi! Si perché l’idea originale non era il prato in verità, ma, udite udite, un pallone da calcio!

La cosa si è svolta in questo modo: era il compleanno di Lucia, la fidanzata di Dario e lui, oltre a telefonarle voleva farle un regalo….e chi sono io per contrastare questo amore che dura da qualche anno ormai? Lei ha 27 anni e lui 5 e mezzo ma l’amore non ha età e quando c’è di mezzo Lucia, la sorella di mio cognato, lui non ragiona più. L’amore non è stato scalfito neanche dall’arrivo di un vero fidanzato che Dario però tollera a malapena. 


Abbiamo deciso di farle un vaso di fiori in pasta di zucchero, vaso che le consegneremo domani. Dato che dovevo mettere le mani in pasta, e complice il giorno festivo, ho pensato che potevo provare a realizzare la palla da calcio per la quale mi era dotata di cutter a forma di pentagono e esagono. Ho fatto due mudcake al cioccolato fondente ma, non avevo calcolato che le tortiere non erano proprio adatte all’uso (anche se io pensavo che lo fossero), perciò mi sono ritrovata pressappoco due astronavi pseudosemisferiche che non sarebbero mai diventate una vera sfera adatta per una palla……neanche Michelangelo avrebbe potuto nulla. 

Che fare? Ho detto a Dario che potevamo convertire un errore in qualcosa di nuovo e creativo e che, se lui era d’accordo, poteva aiutarmi nell’opera. Così abbiamo trasformato una giornata casalinga in un gioco divertente, creando un tenero teddy seduto ai piedi di una collina fiorita. Anche se, stilisticamente non sarà perfetto, lo è per l’impegno che abbiamo profuso nel realizzarlo e per quanto ci siamo divertiti a farlo. 


I bambini in cucina sono un caos creativo che, da un lato, ti appagano solo per il fatto di vederli felici e impegnati ma, dall’altra, aumentano esponenzialmente l’entropia naturale e ti ritrovi una cucina che non ti sembra neanche più la tua! E quando c'è da ripulire.....scappano...

domenica 22 aprile 2012

Tajine di calamari ripieni


Tajine
Ho la casa piena di spezie…….dovrò pure usarle  qualche volta! L’entusiasmo davanti ai negozi di spezie in Marocco, mi ha fatto esagerare un tantino con le quantità, e ora mi ritrovo un intero angolo marocchino da utilizzare. 

In più, l’occasione del contest sulle spezie, mi ha dato il giusto stimolo per provare un’altra ricetta marocchina. Conoscevo già i vari usi che si possono fare del tajine, ma sempre e solo con la carne…invece ho scovato questa ricetta e altre, per la verità, che hanno come ingrediente principale il pesce (in senso lato ovviamente: pesci, crostacei, molluschi ecc.).

Calamari ripieni
Dopo i totani ripieni della Tina in pieno stile riviera, oggi ho voluto fare i calamari ripieni nel tajine, realizzati secondo la ricetta marocchina. Il risultato è stato soddisfacente per il piacevole contrasto tra la delicatezza del calamaro e il gusto deciso delle spezie.


Calamari medi 1,3 kg
Riso 250 gr
Aglio 6 spicchi
Coriandolo un mazzo
Prezzemolo un mazzo
Limone salato una scorza
Cumino
Paprika dolce
Sale
Pepe
Olio

Pulire i calamari eliminando le interiora. Lavarli e asciugarli separando i tentacoli. Lessare il riso per 10 minuti nel frattempo tritare finemente i tentacoli con 2 spicchi d’aglio, metà del coriandolo e del prezzemolo e la scorza del limone salato* (Limoni che mi ha regalato Enrica, la mia cognatina).

Trasferire in una casseruola il riso scolato: unire il trito, un pizzico di cumino, un cucchiaio di paprika, sale, pepe, e 2 cucchiai d’olio. Lasciare insaporire adagio il ripieno, rimescolando 10 minuti.

Riempire i calamari con la farcia e chiuderli con uno stuzzicadenti. Tritato l’aglio residuo con il resto del coriandolo e del prezzemolo, far appassire nel tajine con 3 cucchiai d’olio.
Unire i calamari e versare un mestolo d’acqua bollente, coprire e far cuocere per 15 minuti. Aggiustare di sale e pepe e servire con coriandolo tritato.




*I limoni salati sono un ingrediente fondamentale della cucina marocchina perchè danno un’impareggiabile fresca fragranza alle vivande. I limoni (non trattati) vengono puliti, aperti con un’incisione dove viene introdotto del sale grosso,vengono premuti con un peso per quattro giorni, dopodiché tolto il peso, viene aggiunto un cucchiaio di semi di pepe nero e l’olio fino a riempire il barattolo dove saranno conservati, in un luogo fresco e oscuro. Da consumare dopo tre settimane.


con questa ricetta partecipo nella sezione ricette salate al contest:



venerdì 20 aprile 2012

Spaghetti primavera, totanetti e pomodorini


Spaghetti totanetti e pomodorini
Basta voglio la primavera! Dopo essere stata svegliata, stamani presto, da un temporale con i fiocchi ed essere stata costretta ad uscire di nuovo con l’ombrello, ho deciso che se la primavera non c’è fuori….la voglio almeno dentro casa. Oggi sono andata alla serra, dove mi reco ogni anno, e ho preso qualche piantina fiorita e poi ho cucinato un piatto che mi ricorda l’estate, così, chiudendo gli occhi, potevo immaginare di essere sotto il gazebo in giardino, a mangiarlo dopo una giornata al mare.

Se è vero che la mente ha il controllo su tutto….voglio provare con la forza di volontà a sentire il sole e il vento e non tutta questa umidità. Mia madre, che ha un proverbio per qualsiasi situazione, mi ha detto giusto ieri: ad aprile ogni giorno un barile! E va bene, se è così che deve essere, sopportiamo, ma io voglio provarci lo stesso……hai visto mai che portasse via le nubi?


Ed ecco la mia ricetta antipioggia semplice e gustosa. Pochi totanetti freschi, di quelli piccolini, ma che ti fanno sentire il profumo del mare, qualche pomodorino ben maturo, una foglia di basilico e il gioco è fatto.
Ho aggiunto un vino bianco fresco, un Panterino dellecolline lucchesi Tenuta di Forci che avevo in frigo e….mi è sembrato di vedere un raggio di sole.

mercoledì 18 aprile 2012

Tortino di alici


Tortino di alici
E’ uno di quei giorni che ti prende la malinconia che fino a sera non ti lascia più…..così cantava Ornella Vanoni nel suo celebre Domani è un altro giorno….e quando è così per me, la mia voglia in cucina si spegne un pochino e cucinare diventa, più che un desiderio, una necessità. A volte capita! Apro il frigo e poi lo richiudo senza idee……Per fortuna passa in fretta anche perché qualcuno aspetta la cena!

Per quei momenti di indolenza ho delle ricette che definirei assi nella manica: quelli per intendersi che in poco tempo ti risolvono almeno due pasti, perché sono buoni caldi ma anche riscaldati, che hanno più ingredienti perciò possono essere considerati piatti unici e per i quali non c’è bisogno di niente altro che li accompagni.

Ecco uno di questi è il tortino di alici.
E’ un piatto che ho scoperto da poco in realtà, da quando cioè, ho avuto la consapevolezza che Dario va matto per le alici……si, non l’avrei mai detto, ma ne mangia davvero tante e con passione….
  



martedì 17 aprile 2012

Cookies cocco e albicocca


Cookies cocco e albicocca
Mi piace davvero tanto fare i biscotti. Sono semplici, rapidi e hanno sempre un’ottima riuscita. Era da qualche tempo che avevo nel cassetto questa ricettina 100% british e l’occasione del contest sullo zucchero di canna, mi ha dato il giusto input per tirarla fuori e provarla.


La primavera poi, che ci ha cullato per tutto il mese di marzo, ora sembra svanita, perciò due biscottini buoni da mangiare sorseggiando un tè caldo, mi sono sembrati un’idea appropriata. 




La ricetta prevede lo zucchero di canna, che io modificato in zucchero muscovado con il suo sapore ricco e deciso, un misto fra il caramello, il miele e la liquerizia. Unito agli altri ingredienti di questa ricetta, lo zucchero muscovado contribuisce in modo determinante al gusto speziato e al profumo intenso di questi biscotti.




Per 18 biscotti circa

Mandorle a lamelle
80 gr
Farina che lievita 150gr
Cocco disidratato 80 gr
Zucchero muscovado 90 gr
Albicocche secche 110 gr
Burro 125gr
Uova 1

Mettere le mandorle, la farina, lo zucchero, il cocco e le albicocche tritate in una ciotola e mescolare. Aggiungere il burro fuso, l'uovo, leggermente sbattuto, e mescolare ancora

Con 2 cucchiai della miscela formare delle palline schiacciate da porre in una teglia rivestita con carta da forno. Mettere in forno a 190° e cuocere per 8-10 minuti fino a doratura

Per verificare se i biscotti sono pronti bisogna guardarli sotto e non aspettare che siano dorati anche in superficie, altrimenti si rischia di bruciarli sul fondo. Per controllare, sollevare un biscotto con una spatola in modo da poter vedere il fondo, che dovrà essere dorato. Far raffreddare sul vassoio altrimenti se lasciati sulla teglia continueranno a cuocere.

Con questa ricetta partecipo al Contest di Federica:


sabato 14 aprile 2012

Torta squisita


Torta squisita
Da piccola detestavo questa torta con i canditi perchè mia madre, puntualmente, me la proponeva nelle occasioni di festa e soprattutto per i compleanni. Io sognavo montagne di meringhe e nuvole di panna e lei, imperterrita, faceva questa torta “fritta”, come la definivo io, facendomi arrabbiare. Con l’età i gusti per fortuna cambiano e quello che disprezzavo è diventato piano piano, uno dei miei dolci preferiti.

Forse per tradizione o solo per imitazione, anch’io la faccio spesso in occasioni speciali, perché è una torta casalinga, semplice ma che è apprezzata davvero molto. D’altronde…..chi non ama il binomio ricotta e cioccolato? 

La ricotta è un elemento che definirei un jolly, perché si abbina con tutto ma proprio tutto, un ingrediente unico che adoro mangiare anche da solo. Ricordo che quando io e mio fratello eravamo piccoli spesso, in mancanza di un dolce a fine pasto, prendevamo la ricotta, univamo il cacao e lo zucchero e mescolavamo forte e il dessert era servito……Da più grandicelli, univamo anche un goccino di cognac nelle serate più fredde.


Verso la ricotta ho anche un “debito” di riconoscenza perché, quando Dario aveva circa un anno, se si ammalava, non mangiava più nulla e io, da tipica mamma italiana, diventavo isterica e ansiosa….e allora mi sono inventata una pappa speciale a base di ricotta, omogenizzato di frutta, miele e granulato di biscotto che Dario, goloso, mangiava tutta. Grazie alla ricotta che legava gli altri ingredienti, potevo confidare in un pasto che aveva carboidrati, proteine, vitamine e zuccheri.


La differenza in questa torta semplice e squisita (in nomen omen) è data dalla qualità degli ingredienti: ricotta fresca della Garfagnana, comprata al banco del mercato, direttamente dal caseificio Contipelli, le uova del contadino di fiducia, prodotte da galline allevate in libertà e nutrite esclusivamente a mais e la cioccolata 75% della Tanzania rimasta dall’uovo di Pasqua che ho realizzato qualche tempo fa.

Torta finita
Per la frolla

Farina 500 gr
Uova 4 tuorli
Burro 200 gr
Zucchero 160 gr
Scorza di 1 limone
Lievito un cucchiaino

Per il ripieno

Ricotta 500 gr
Uova 1 tuorlo
Zucchero 5 cucchiai
Cioccolato fondente 200 gr
Canditi misti 50 gr
Cognac mezzo bicchierino

Disporre la farina a fontana aggiungere il burro ammorbidito, lo zucchero, la scorza di limone e il lievito poi incorporare le uova una alla volta e impastare fino ad ottenere un composto omogeneo e morbido. Mettere in frigo per almeno un’ora. 

Nel frattempo fare la farcia unendo la ricotta al cioccolato spezzettato, lo zucchero, il tuorlo, i canditi e il cognac (io ho usato il Cardenal Mendoza, cognac spagnolo molto profumato). Stendere la pasta e rivestire una tortiera, precedentemente imburrata e infarinata. Riempire  con il ripieno e chiudere il bordo. Cuocere a 180° per 45 minuti circa.


Con questa ricetta partecipo al contest 
Trasformiamo la ricotta
 organizzato da Donatella e Assunta



martedì 10 aprile 2012

M'semen


M'semen
Semola fine
Di ritorno da Marrakesh con ancora i cinque sensi ubriachi di colori, sapori e profumi di spezie, non ho fatto altro che sperimentare la variegata cucina marocchina, fino a quando l’apparato gastroenterico di tutta la famiglia non si è ribellato e, soprattutto quando mio marito, che solitamente mangia ogni cosa, mi ha detto che, se volevo, potevo fare anche un brodino ogni tanto!!! Beh ho pensato che fosse tempo di una pausa.

Ora però mi è tornata la voglia di provare qualche altro piatto….magari un po’ leggerino e ho pensato alle M’semen o Galettes. Avete presente i pancakes americani o le crepes francesi? Sono molto simili nell’aspetto ma, secondo me, molto più buoni. Sono il tipico piatto della colazione se servite con il miele o spuntini di metà pomeriggio. Io le preferisco calde e croccanti a colazione con la marmellata o con il miele.
  
Per realizzare le M’semen si usa la farina di semola fine, quella che in Marocco viene usata anche per fare i dolci, come ad esempio il couscous dolce. Se non la trovate, va benissimo la farina di semola rimacinata, utilizzata per fare la pasta.

lunedì 9 aprile 2012

Pasimata della Garfagnana


Pasimata
Oltre alle uova e alle colombe, divenute ormai usuali sulle tavole di tutti quanti, ogni zona continua a mantenere le proprie specialità gastronomiche legate alla Pasqua. La pasimata è il dolce pasquale tradizionale della Garfagnana. E’ un dolce fatto con ingredienti semplici che ha origini antiche, realizzato solo con farina, uova, lievito, zucchero, uvetta e tanto tempo, quello necessario per le numerose lievitazioni alle quali l'impasto è sottoposto. 

Se penso ad un piatto che, più di altri caratterizza la passione per la cucina di mia mamma Diva, questa è la pasimata. E’ sempre stato un Diva vs. Pasimata perché la riuscita di questo dolce particolare non è sempre scontata, anche per una mano esperta come la sua. Ogni volta è una sfida perché anche una piccola variazione delle condizioni climatiche può comprometterne la riuscita …. ricordo che, nelle fasi più delicate delle lievitazioni, tutti, dovevamo stare attenti a non favorire correnti d’aria o ad abbassare troppo la temperatura in casa, lasciando magari la porta o una finestra aperta. 
 
Quando finalmente la torta era nel forno potevamo rilassarci, tutti, ma non lei, perché, per Diva, fino a che la torta non era uscita e rimaneva gonfia come doveva dopo il raffreddamento, la tensione era palpabile. 

Raramente è successo che la torta da perfetta, nel raffreddare, cedesse miseramente creando una zona concava nel centro, ma, se accadeva, la delusione era grande. Quello che ho amato sempre tanto di questo dolce è il profumo inebriante che si leva dal forno, un odore simile a quello del pane: fragrante, avvolgente e ricco.


Non potevo non raccogliere questa sfida che dura da generazioni….prima la nonna che ha insegnato alla mamma e lei a me….questa è la sua ricetta.







sabato 7 aprile 2012

Uovo di Pasqua............ faidate


Uovo di Pasqua
Di solito non mi metto a lavorare il cioccolato quando il termometro sale, perché mi è capitato una volta, era giugno, di voler sperimentare dei cioccolatini nuovi e, per temperare il cioccolato, ho impiegato un pomeriggio intero. Se le esperienze insegnano qualcosa….. è bene, per me, avere a che fare con il cioccolato solo nei mesi freddi. Con questa premessa come posso giustificare il fatto che mi sia venuta voglia di fare l’uovo di Pasqua?  

Qualche tempo fa, accompagnando un’amica a fare spese in un ingrosso di pasticceria ho comprato delle pistoles di cioccolato della Tanzania con il 75% di cacao, ottime per i cioccolatini in quanto la percentuale di massa grassa ovvero di burro di cacao è abbastanza alta. La maggiore presenza di burro di cacao contribuisce a rendere il cioccolato molto più fluido pertanto facilmente plasmabile.

Questo cioccolato intenso e profumato, unito allo stampo per l’uovo che ho visto e acquistato poco tempo dopo, mi hanno predisposto all’idea di fare delle uova di Pasqua da regalare ai nipoti. Credevo che fosse semplice fare le uova, una volta temperato il cioccolato, in realtà ci sono dei passaggi delicati soprattutto nel sigillare le due metà e nel togliere le uova dallo stampo senza fare danni….

Una faticaccia che tuttavia ripaga moltissimo, soprattutto perché so con esattezza qual è la sorpresa, dato che l’ho  scelta in base ai gusti di Emma e Samuele…….così sono sicura che li farò contenta.

venerdì 6 aprile 2012

Colomba pasquale...... falso d'autore



Colomba paquale
Anche se durante tutto l’anno cerco ricette e ingredienti nuovi per conoscere e sperimentare in cucina, durante le feste comandate, mi lascio conquistare dalla tradizione e, inevitabilmente, ogni anno cado nel “tranello” del panettone, del pandoro e della colomba, con risultati non sempre all’altezza. E’ più forte di me, mi piace presentarmi al pranzo di Natale o a quello di Pasqua con un prodotto tipico della tradizione, fatto in casa. 

Particolare della colomba
Da qualche anno ho scoperto e collaudato una versione fast della colomba pasquale. Senza passare tra le lunghe e complicate fasi della colomba tradizionale, questa variante prevede solo 30 minuti di preparazione e un’ora e mezza di cottura. Gli ingredienti sono pressappoco gli stessi, la cottura nello stampo tipico fanno si che la presenza scenica sia davvero la stessa della colomba tipica, anche se il risultato varia in consistenza.



E’ un buon dolce, profumato e ricco con il quale fare un figurone spendendo poco tempo…garantito! Vediamo se per il prossimo anno riuscirò ad organizzarmi per fare la colomba tradizionale…..quest’anno mi sono cimentata in altre “acrobazie” culinarie che posterò nei prossimi giorni.

martedì 3 aprile 2012

Fagottini di verza



Fagottini di verza
Perché mi ostino a non prendere l’ombrello quando è già bagnato per terra e il tempo minaccia ancora pioggia? Non lo so, forse inconsciamente seguo la legge di Murphy : se lo prendo smette e se non lo prendo mi bagno! Almeno fosse stato maggio avrei avuto un piccolo vantaggio, come dice il detto…. l’acqua di maggio fa diventare belli…e invece no, in aprile si è solo umidi e spettinati.

Lo so lo so deve piovere perché è da troppo tempo che non lo fa, è tutto secco, altrimenti poi se piove tutto in una volta è pericoloso e bla bla bla…..verissimo, anch’io fino a qualche giorno fa invocavo la pioggia ma dopo una notte e una mattina d’acqua mi sono già stufata. Il cielo grigio, il buio, il freddino ….e in un attimo sembra che la primavera sia scomparsa. 

Allora anche il menù cambia e ti viene voglia di qualcosa di caldino e consolante e, per non buttarsi sempre sui dolci, oggi ho guardato in frigo e ho trovato un cavolo verza bello verde che ho comprato sabato al mercato contadino della Coldiretti, quello a km 0 per intenderci, quello dove non troverai mai banane  e frutta esotica. 

Ogni sabato vado al mercato a rifornirmi dalle aziende agricole del luogo e compro frutta e verdura di stagione…..e in inverno sono cavoli! Così prima che la stagione finisca del tutto, ho acquistato il cavolo verza che, prima di piacermi come sapore, mi piace com’è fatto, con quelle foglie increspate con nervature prominenti di colore verde intenso che si chiudono una sull’altra.

Le foglie interne sono più chiare, quasi gialline, e più delicate e sono quelle che servono per questa ricetta. Ciò che mi attira in questo piatto sono, oltre alle virtù digestive e rimineralizzanti del cavolo,  il fatto di poter utilizzare il pane raffermo che, troppo spesso, mi capita di buttare, anche se a malincuore.

domenica 1 aprile 2012

Margherite di primavera


Vaso di margherite
La primavera è decisamente arrivata, siamo ad aprile e oggi mi sono decisa a togliere i “cappotti” ai miei agrumi…sperando che non ci siano gelate tardive.  Limoni, mandarini, aranci e cedri sono profumati e pieni di bocci. Ogni anno questo è il momento che preferisco, quando l’erba comincia a ricrescere, gli alberi da frutto nel mio giardino fioriscono e dalle piante che pensavo non avessero superato il freddo intenso di questo inverno, come un miracolo, spuntano timidi germogli. 

Devo lasciare ahimè qualche vaso fuori nella stagione fredda perché non posso portare tutte le piante in casa, così qualcuna non sopravvive al gelo e al vento freddo (anche se nelle giornate più rigide le copro sempre con dei teli), ma quando arriva la primavera e vedo che spuntano i germogli sento una soddisfazione enorme.  


Che devo fare …….mi affeziono …….soprattutto alle piante che raccontano una storia. Ne ho alcune, coltivate da anni, che facevano parte di una composizione che mi regalarono per il matrimonio (ben 15 anni fa) o quelle i cui semi ho "trafugato"in luoghi di vacanza e che ho pazientemente fatto crescere o, ancora, quelle che mi sono state regalate da persone care o che non ci sono più.

Finalmente, dopo mesi,  riesco a camminare per casa senza inciampare in questa o quella pianta che in inverno ingombrano il mio soggiorno. Poi c’è il mio orticello da vangare e da riseminare. Mi piace pensare all’orto (piccolissimo….una strisciolina a lato del giardino) come ad un giardino di verdure: curato, ordinato e colorato.


Non contenta di tutte le piante che già ho, ogni anno mi faccio contagiare dai colori e dalle varietà di fiori nuovi e …ne compro qualcuna…..mi contengo, ma i colori e i profumi dei fiori mi hanno sempre appassionata e affascinata, così, per onorare la primavera e i fiori che più amo, ho deciso di fare un vaso di margherite in pasta di zucchero con base di torta di cocco e ganache di cioccolato bianco.


Torta al cocco:

Burro 220gr
Zucchero di canna 325gr
Uova 3
Estratto di vaniglia 1 cucchiaino
Farina di cocco 130gr
Farina autolievitante 360gr
Latte 360ml

Mescolare lo zucchero con il burro ammorbidito e l’estratto di vaniglia. Aggiungere le uova una alla volta, poi la farina di cocco, la farina setacciata e il latte. Mettere il composto nella tortiera (7 cm di diametro alla base per 8 cm di altezza) rivestita di carta da forno che deve fuoriuscire dal bordo, in modo da garantire una guida alla torta che lievita in cottura. Cuocere in forno per 30/45 minuti.

Ganache al cioccolato bianco:

Cioccolato bianco 700gr
Panna 200ml

Rompere il cioccolato in piccoli pezzi. Portare la panna ad ebollizione in un pentola e poi togliere immediatamente dal fuoco. Aggiungere il cioccolato e mescolare velocemente per farlo sciogliere. Lasciare raffreddare fino a temperatura ambiente.

E’ meglio fare la torta il giorno precedente per far in modo che si indurisca leggermente poi ricoprirla con la ganache e lavorare la pasta di zucchero. 

Con questa ricetta partecipo al contest di Ramona del blog  farina, lievito e fantasia