mercoledì 30 aprile 2014

Pollo in crosta di mandorle con carciofi e limone


Stamani ero seduta alla scrivania, come sempre e come sempre ascoltavo la radio, sintonizzata ormai da anni a quell'ora, sul Ruggito delConiglio. Adoro il modo garbato e ironico di Dose e Presta di parlare di qualunque argomento, 2 ore di puro divertimento. Stamani si parlava di piccole manie quotidiane, ciò di cui proprio non si può fare a meno. Hanno chiamato molti ascoltatori con storie improbabili quanto divertenti e poi sono stati letti i messaggi del gruppone facebook. Sono letteralmente saltata dalla sedia quando ho sentito pronunciare Stefania Fornostar con la mania di comprare interi serviti e tazzine, quella Fornostar? La mia Stefania Fornostar? .



 E’ uscita fuori dalla radio mentre proprio la stavo pensando, perché oggi si chiude il suo contest e volevo esserci. La ricetta è di quelle semplici, talmente tanto da essere buonissima, a detta del carnivoro di casa. Proprio un pollo, dopo il post precedente, perché anche se io non lo mangio, qualcuno in casa lo fa. Da quando non assaggio più i secondi ho affinato un olfatto portentoso che sente la mancanza di sale e la cottura manco fossi un segugio.


 La ricetta proviene da un blog di una bella blogger neozelandese che mi piace molto e che ho scoperto da poco. La ricetta mi è piaciuta subito perché è un modo diverso per utilizzare le mandorle.



Cosce di pollo 6
Carciofi 4
Origano fresco qualche fogliolina
Semi di zucca una manciata
Farina di mandorle 200 g circa (ma ne resterà) o mandorle intere da tritare finemente
Sale e pepe
Limone bio 1
Olio evo


 Passare le cosce di pollo nella farina di mandorle e poi disporle in una grande casseruola insieme con i carciofi puliti e divisi in 4 . Cospargere con origano fresco, una manciata di semi di zucca, un generoso pizzico di sale marino e pepe e irrorare bene con olio extra vergine di oliva. Cuocere in forno a 180 ° C per 1 ora o finché non saranno croccanti e dorate. Per finire, spremere il succo di un limone e servire. 




con questa ricetta partecipo al contest di Stefania 


lunedì 28 aprile 2014

Canapè di pane al nero di seppia a lievitazione naturale con chantilly di uova di sogliola e fiori di Monarda



Sono un’ipocrita, ci voleva l’MTC e il quinto quarto a ricordarmelo. Non mangio carne da anni eppure non posso ritenermi vegetariana perché mangio gli affettati. Mi piacerebbe diventare vegana ma, con tutta probabilità, finirei per diventare anche ex moglie visto che ho sposato un carnivoro. Dopo l’università la mia coscienza animalista si è rafforzata e l’idea di escludere la carne dalla dieta mi ha sempre attirato. 


Tutto è cominciato nel ’96, una sera d’estate a casa dei miei. Una di quelle sere che solo una congiunzione astrale poteva partorire: io da sola a cena a casa quando, essere soli in un appartamento di 80 mq in 5, era cosa rara. I miei fuori insieme di sera sarà capitato forse 2 volte nella vita, eppure ero sola. Bussa alla porta " l’uomo del campo",  un signore che coltivava un campetto di proprietà del mio papà e ogni tanto, così per cortesia, ci portava quando una cassetta di verdure, quando un coniglio e quando, e fu proprio quella sera, un pollo. Mi porge un sacchetto e mi raccomanda di dire alla mamma di ammazzare il pollo e spennarlo subito altrimenti poi sarebbe stato un problema. Uccidere il pollo, ma allora è vivo? Fu la prima intelligentissima frase che mi venne in mente. Attacca il pollo alla finestra e mi saluta. Ho continuato a mangiare fino a che la povera bestiola cominciò a dimenarsi, messa nel sacchetto a testa in giù, faceva dei suoni, annaspava. Dopo qualche secondo ero già disperata, no, io non potevo continuare a mangiare con il pollo che stava soffrendo, io che mi fermo a rimettere in piedi anche gli insetti ribaltati, che accompagno fuori casa qualsiasi bestiola entri dai ragni, alle cimici, agli scorpioni no, dovevo fare qualcosa. Iniziai a telefonare a tutti quelli che avrebbe potuto tenere il mio pollo e alla fine trovai un amico disposto a prenderlo e, a detta sua, a lasciarlo vivo….ci volli credere. 


Quando arrivò mia madre le raccontai l’accaduto, convinta che sarebbe stata dalla mia parte e, arrivando tardi, non avrebbe avuto voglia di ammazzare e spennare il pollo, invece si arrabbiò e molto dicendomi che ero una ingenua se credevo che lo avrebbero lasciato vivere che poi in fin dei conti avevo fatto tanta scena ma io il pollo lo mangiavo eccome! Da quella sera non ho più mangiato né il pollo né altra carne. Naturalmente la mia decisione fu accolta come una mezza tragedia, io che ero anemica e che avevo il ferro basso come pensavo di andare avanti senza carne, quando il dottore più volte mi aveva detto di mangiare carne di cavallo? Nessuno mi avrebbe aiutato era ovvio, perciò scesi al compromesso che almeno il prosciutto avrebbe fatto parte della mia dieta e così è fino da allora. Ma qual è la differenza? Posso dirmi vegetariana? No. 


 Allora perchè con alcune cose mi faccio scrupoli e altre no?
E’ stato l’MTC a farmi pensare, il quinto quarto in particolare, tutte le parti meno nobili degli animali, le frattaglie. Perché, in generale, mangiare cuore, fegato, reni procura un certo fastidio e una fiorentina no? Se mangio un wurstel non vedo l’animale, se mangio un cuore io penso a chi apparteneva, Un muscolo è meno caratterizzante mentre la lingua lo è, perché mi fa pensare  alle volte che mi è capitato di ricevere una leccatina da un vitello.  Ma è ipocrisia e la mia ancor di più, che vorrei essere vegetariana ma in definitiva sacrifico le gambe di maiale.

Con tutte le mie contraddizioni dichiarate ho optato per il pesce e per un quinto quarto non proprio facile da trovare a meno di pescivendolo dotato di ecografo. Ho scelto le uova perché è una parte che spesso viene buttata e che non interessa a nessuno.
Avevo provato a farci la pasta ma in questo modo ho scoperto che il loro sapore, ammorbidito dal miele e dalla panna, risulta molto più delicato al palato perciò molto più buono,

Uova di sogliola 50 g
Aglio 1
Peperoncino 1
Pepe
Panna da montare 50 ml
Miele di spiaggia ½ cucchiaino
Vino bianco secco
Fiori eduli di Monarda per guarnire
Olio evo

In due cucchiai d’olio far soffriggere l’aglio e il peperoncino. Toglierli e aggiungere le sacche intere ben lavate e far colorire. Sfumare con il vino. Togliere dal fuoco e aggiungere la panna, il pepe, il miele e un cucchiaio di olio a crudo. Passare tutto al chinois e mettere nel sifone caricandolo con 1 o 2 cartucce a seconda del modello per almeno 3 ore, meglio tutta la notte.

Pane al nero di seppia a lievitazione naturale
Per 12 panini circa

Farina W260 200 g
Acqua 130 ml
Lievito madre 40 g
Sale 4 g
Nero di seppia una sacca

Stemperare il lievito nell’acqua (100ml) ad una temperatura di circa 21 °C. Mescolare la farina con il lievito sciolto, il nero di seppia sciolto in 30 ml di acqua, e il sale. Impastare fino a ottenere un composto liscio e omogeneo e trasferirlo in una terrina unta d’olio (io di riso per non dare al pane un gusto forte) far riposare fino al raddoppio (io 6 ore). Prendere l’impasto e dividerlo in pezzi da 30 g ciascuno e fare dei panini tondi con la chiusura rivolta verso il basso. Far lievitare fino a che sono raddoppiati di volume. Cuocere a 220 per 5 minuti e 15 minuti a 180 C.

Dividere i panini a metà e su ciascuna parte spruzzare con il sifone, avendo cura di agitarlo per bene, la chantilly di uova. Guarnire con fiori eduli di Monarda.

I panini possono essere tostati e se di desidera strusciati con dell’aglio.

Con questa sudata ricetta partecipo all'MT Challenge di Aprile 2014


domenica 27 aprile 2014

Torta di semolino alle mandorle


Sarei stata sicuramente una cattiva insegnante. Non riesco a dare brutti voti senza sentirmi un po’ in colpa. Se vedo cattiva volontà ecco, solo allora non ho rimorsi, ma, in ogni caso, finisco sempre per pensare che dietro a una cattiva perfomance ci siano delle attenuanti. Quando facevo il dottorato mi è capitato spesso di affiancare il professore negli esami e, quando bisognava decidere un voto, io venivo presa sempre da mille scrupoli : si vede che ha studiato ma è timido, oppure, oggi non era proprio il suo giorno, insomma non riuscivo a dare brutti voti senza sentire il peso della colpa…figuriamoci poi bocciare.


Un giorno mentre ero al computer, intenta a scrivere la tesi di dottorato, mi chiama il professore chiedendomi di sostituirlo ad una sessione di laurea, così su due piedi, senza avere il tempo di pensare se volevo farlo oppure no, a come fossi vestita, se fossi pettinata o meno, sono dovuta letteralmente scappare, visto il ritardo già accumulato, in Aula Magna della Sapienza di Pisa. La sessione era già cominciata, entro e sotto gli sguardi di tutti i professori presenti, cammino per lungo la stanza e con fare calmo (in apparenza ) e deciso giro dietro all’enorme scrivania e dico al Presidente che ero in sostituzione del professore. Con un cenno della testa mi indica la toga e il cappello da indossare. Non potevo crederci, lì, in mezzo a tutti i professori che qualche anno prima avevano laureato me e in toga per giunta, unica donna e unica under 60 a ascoltare e dare il voto a emozionatissimi studenti. Anche il quel caso la mia vicinanza emotiva al laureando più che al barone universitario mi fece propendere per l’aiutino.


Ultimamente quando mi capitato di far parte della squadra delle starbookers, ho scelto sempre ricette promosse ad occhi chiusi, mentre l’ultima torta che ho realizzato di Delia Smith, pur nella sua semplicità non mi aveva convinta nella spiegazione. L’ho rimandata, anche se, ho pensato che qualche mancanza fosse dovuta a leggerezza e non a cattiva volontà. Ecco ci risiamo, ancora trovo scusanti a tutti. Ho provato con un’altra torta e un’altra autrice, non volevo altri scherzi e con Martha si va sempre sul sicuro.


Burro 115 g a  più quello per lo stampo
Farina 120 g
Lievito in polvere 1 cucchiaino e  1/4
Sale 3/4 di cucchiaino e un pizzico
Farina di semola 60 g
Uova 4, separate , più 1 bianco d'uovo
Mandorle affettate 90 g
Zucchero di canna chiaro 3 cucchiai
Zucchero 240 g
Pasta di mandorle 30 g
Estratto di vaniglia puro 1/2 cucchiaino
Latte intero 60 ml

Preriscaldare il forno a 180°C.  Ungere con il burro uno stampo a cerniera da 22 cm e mettere da parte.
Setacciare la farina, il lievito, e 3/4 di cucchiaino di sale e metterli in una ciotola; Mescolare alla farina di semola e mettere da parte.
Frullare un albume con forza fino a che diventerà spumoso (non deve montare). Mettere 2 cucchiaini di bianco d'uovo in una ciotola e scartare resto. Unire le mandorle, lo zucchero di canna e un pizzico di sale. Mescolare e porre la miscela da parte.
Mettere il burro, lo zucchero semolato e la pasta di mandorle nella ciotola di un mixer. Miscelare ad una velocità medio-alta fino a che diventerà chiaro e spumoso, 3 o 4 minuti circa. Aggiungere i tuorli e la vaniglia; mescolare fino a che non saranno ben mescolati.
Ridurre la velocità e unire la miscela di farina, alternandola con di latte. Continuare a mescolare fino a quando non abbia raggiunto una struttura omogenea.
Frullare gli albumi fino a una consistenza spumosa poi aggiungere lo zucchero e continuare fino a che non montano (non importa che siano a neve ferma).
Con una spatola e delicatamente mescolare gli albumi al composto e trasferire l’impasto nella teglia imburrata. Con la spatola lisciare la superficie.
Cuocere fino a quando la torta comincia a colorarsi, ma il centro è ancora traballante, 15 a 20 minuti circa.
Togliere la torta dal forno; distribuire la miscela di mandorle uniformemente sulla parte superiore.
Porre di nuovo la torta in forno e cuocere fino a quando la superficie non risulterà dorata (vale sempre la prova stecchino), circa 25 minuti. (Controllare la torta da 10 a 15 minuti prima, se la superficie diventa troppo cotta, coprire con un foglio di carta stagnola, e continuare a cuocere).
Lasciare raffreddare completamente la torta su una gratella. La torta può essere conservata in un contenitore ermetico a temperatura ambiente fino a 4 giorni.

NOTE MIE
  • La torta è buonissima anche dopo alcuni giorni, non perde di morbidezza e di gusto.
  • E’ una lavorazione tutto sommato semplice anche se ha dei passaggi delicati, ma sono tutti ben spiegati nei minimi dettagli.
  • Martha dà consigli su come tagliare la torta utilizzando un coltello seghettato e come fare a estrarla dalla teglia, facendo passare un coltello sui bordi e poi allentando l’anello.
  • Ho utilizzato il marzapane al posto della pasta di mandorle e mentre il primo ha aggiunta di albume d’uovo la seconda è fatta solo con farina di mandorle acqua e zucchero. Il risultato è stato soddisfacente lo stesso.
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GIUDIZIO
Promossa con lode

Con questa ricetta partecipo a Starbooks Redone 


sabato 19 aprile 2014

Colomba al cioccolato a lievitazione naturale


Volevo utilizzare una farina buona e ho finito per prenderla al supermercato, ho sbagliato completamente la tabella di marcia e mi sono ritrovata a impastare alle 2 di notte, ho dimenticato di comprare l’arancia candita e ho pensato di rimediare mettendoci le gocce di cioccolato ma le avevo finite così, ho tritato del cioccolato pregando che non fosse troppo grossolano e impedisse la lievitazione infine,  ho dimenticato di mettere il sale nel secondo impasto, un'ala era un pò più grande dell'altra (ecco cosa succede a impastare alle 2 di notte) e il mio forno è solo ventilato…avvisati, quelli che seguiranno saranno consigli di una neofita pasticciona della colomba a lievitazione naturale che ha messo in pratica i consigli e la ricetta di Sara Papa, con la quale ha fatto un corso proprio sulla pasta madre. Detto questo riavvolgiamo il nastro.


Ho iniziato con quella finta, una colomba identica nella forma a quella tradizionale, con gli stessi ingredienti ma con una sola lievitazione in cottura come una qualsiasi torta. Poi, l’anno scorso ho trovato la ricetta perfetta per cominciare a lievitare piano piano e per la quale ringrazio Alessandra che mi ha fatto prendere confidenza con una preparazione elaborata e lunga. La colomba con lievito madre secco è venuta buona, ho fatto tante foto e un post lunghissimo finito di scrivere il lunedì di Pasqua (tanto perchè io faccio le cose sempre per tempo) e quando stavo per a pubblicare il post è sparito sotto i miei occhi, inghiottito dal pc, un mistero che neanche l’informatico di famiglia è riuscito a spiegare e tantomeno a recuperare. Ho mandato elegantemente a quel paese il post e le foto e mangiato la colomba, rimanendo però con la voglia di riprovare.


Ho da 1 anno del lievito madre liquido che vive alle mie spalle, lo nutro, lo coccolo ma lo faccio lavorare poco, colpa mia per carità ma mangia pacchi interi di farina senza produrre nulla…allora mi sono detta che dovevo abbandonarlo o cambiare direzione. Ho fatto un corso sulla pasta madre tenuto da Sara Papa proprio sabato scorso. Uno dei preparati era proprio la colomba. Ho pensato che fosse un segno e che il momento fosse arrivato.


Vi lascio i consigli di Alessandra e quelli di Sara Papa (alla rinfusa) che valgono per tutti quelli che proveranno la ricetta per la prima volta.

Consigli prima di iniziare:
1) leggete bene questo post anche più di una volta.
2) Preparate in anticipo tutti gli ingredienti prima di ogni fase.
3) Armatevi di tanta pazienza e non scoraggiatevi perché le prime volte dovete prendere confidenza con questo tipo di preparazione
4) le dosi di farina sono quelle scritte perciò desistite dalla voglia di aggiungere farina o acqua
5) avete a che fare con un impasto vivo, quindi non state lì a controllare ogni 5 minuti se cresce, fatelo ma ogni tanto altrimenti vi sembrerà non crescere mai, abbiate pazienza, imparate ad aspettare e dare tempo al vostro impasto per crescere e maturare.
6) Lavorate tanto l’impasto ma, attenzione, a non farlo scaldare troppo. Ogni tanto interrompete e poi riprendete.
7) Le prime volte vi sembrerà una sfacchinata, qualcosa che non ha senso fare in casa, e invece prendendo confidenza, vedrete che non sarà affatto difficile o lungo, serve solo un pò di costanza e le soddisfazioni arriveranno.
8 ) Questa è una preparazione abbastanza, difficile per chi si cimenta per la prima volta, ma con un pò di pratica diventerà una piacevole passeggiata.
9) Procuratevi un termometro per le varie fasi di preparazione e la cottura.

 Per la glassa
Farina di mandorle  o farina di nocciole o misto (io ho usato quella di mandorle)75 g 
Zucchero semolato fine100 g 
Maizena o amido di riso o fecola 50 g o 35 g di farina
Sale un pizzico 
Albumi 50 g 

Procedimento:
Unire tutti gli ingredienti e mescolare bene. Da preparare il giorno prima o anche 2 giorni prima. Conservare coperta da pellicola a temperatura ambiente o in frigo anche per una settimana. 
p.s. se la glassa risulta troppo densa al momento dell’utilizzo , si più aggiungere dell’albume in più, ma piano piano.

Ingredienti:
Dosi per 1 colomba da kg o due da mezzo kilo
1° impasto ore 20:
Farina Panettone del Molino Quaglia (io Manitoba) 200 g 
Acqua a 30°C 50 ml 
Acqua a 30°C 25 ml 
Tuorlo 112 g
Zucchero semolato 88g
Lievito naturale100 (io 150)rinfrescato almeno 3 volte prima di iniziare 
Burro freddo125 g


Preparazione:
Iniziate ad impastare con il gancio a foglia.
Mescolare l’acqua con lo zucchero poi aggiungere il lievito. Versare i ¾ dei tuorli poi aggiungere la farina. Quando l’impasto ha legato versare il resto dei tuorli

Al termine di questa fase, quando vedete che l’impasto è ben aggrappato alla foglia, sostituite quest’ultima con il gancio, fate riprendere ben l’impasto e iniziate ad inserire il burro.
Le impastatrici con il gancio tendono a scaldare l’impasto a differenza di quelle professionali a bracci perciò è bene utilizzare del burro molto freddo.
Inserite il burro, piano piano aspettando che il precedente sia del tutto assorbito, in tutto ci vorranno circa 30 minuti affinché l’impasto sia  bene incordato. Ricordarsi di spegnere ogni tanto e lasciar riposare l’impasto. NON ABBIATE FRETTA.
Per ultimo aggiungere l’acqua rimasta (25 g) poche gocce per volta.

Prendere l’impasto con le mani unte di olio (un olio delicato per non dare sapore io ho utilizzato un olio di riso) e porlo in un contenitore unto d’olio stretto e alto (per favorire la lievitazione) coperto on della pellicola. Segnare con un pennarello il livello dell’impasto per verificare la corretta lievitazione. Mettere a lievitare dai 18°C ai 22°C anche a temperatura ambiente se la temperatura è tale per almeno 12-15 ore. L’impasto deve triplicare.


2° impasto verso le otto del mattino (controllate prima che l’impasto abbia triplicato):
Il 1° impasto
Farina panettone  o manitoba 55 g
Zucchero semolato12,5 g
Tuorlo23 g
Burro freddo 25 g
Sale, 6 g
Crema pasticcera (rende l’impasto più filante)30 g 
Bacca di vaniglia 1
Cioccolato fondente (o arancia candita)300 g 

Preparazione:
Incordare il primo impasto con la farina, versare lo zucchero , il tuorlo, il burro piano piano, il sale, i semini di vaniglia, la crea pasticcera e il cioccolato. Quando l’impasto sarà ben amalgamato e incordato lasciarlo riposare per un’ora anche nella ciotola della planetaria a 28°C , al cuore dovrebbe essere 25-26 °C(io ho acceso il forno con la funzione lievitazione ma basta accendere la luce, importante controllare con un termometro che la temperatura non superi troppo questo valore. Passato questo tempo, prendete l’impasto e pirlate . Fatelo riposare una decina di minuti e dividete lìimpasto, in un pezzo di 2/3 e un pezzo di 1/3.
Con l’impasto piu piccolo, dividetelo in due e formate dei salsicciotti che metterete nel posto delle ali, invece con l’impasto più grande formate il corpo, formando anche qui un filone.

Quindi trasferite l’impasto nello stampo , coprire con pellicola e mettere nel forno a luce accesa a lievitare per circa sei/otto ore ma se ci mette di più non preoccupatevi aspettate che sia pronto a salire, quando arriva a 3 cm dal bordo, tirate fuori e lasciate scoperta così che si formi una pellicina, per circa 15 minuti, il tempo di scaldare il forno. Poco prima di infornare glassate, con un sac a poche con la bocchetta piatta facendo attenzione, perché troppa glassa potrebbe compromettere il risultato.
Dopo aver messo la glassa, cospargere con zucchero in granella e mandorle intere
Per la cottura riscaldate il forno a 140°C° per un ora circa, di cui gli ultimi 5 minuti a 160°C e con la porta leggermente aperta. E’ preferibile un forno statico anche se il mio è ventilato ed è cotta bene ugualmente. Con il termometro verificare che la temperatura sia 92°C al cuore.


Sfornare, infilare con dei ferri da calza unti e far raffreddare a testa in giù per almeno 6 ore prima di confezionare

BUONA PASQUA








mercoledì 16 aprile 2014

Double lemon drizzle cake con semi di papavero



Mi devo arrendere e ammettere che mi piacciono le cose difficili. Spesso sono io stessa a renderle tali e a sbatterci la testa. Sta di fatto che se una cosa è ostica, divento caparbia, ostinata e irremovibile. Riconosco anche i miei limiti, va detto, ma non posso dire di arrendermi senza aver lottato o almeno provato. Ho un’attrazione feroce verso ciò che mi costringe a mettermi in gioco. Inconscia fino a un certo punto. 


Non mi riescono i lievitati e mi viene un’insana voglia fare la colomba (speriamo che nessuno si ricordi il mio primo tentativo di panettone). Questa cosa credo parta da lontano quando, in tenera età, con il mio fisico non proprio longilineo, mi ero messa in testa di fare la ballerina classica…per la fortuna di Roberto Bolle qualcuno mi ha dissuaso anche se, ho tenuto il muso per questo ai miei, fino all’adolescenza, quando da sola mi sono resa conto che magari avevano fatto bene a farmi fare altro. E’ proverbiale la mia testardaggine, ancora si racconta come leggenda metropolitana nelle riunioni tra parenti, di quando volevo andare al cinema da ragazzina e all’ennesimo diniego dell’augusto genitore, io continuassi imperterrita a dire .....si papà ho capito….però mi ci mandi?
E così fino all’infinito.




Ultimamente mi lamento delle ricette anglosassoni che mi fanno impazzire tra cup di quello e di quell’altro, perché un cup di farina 0 non è uguale a un cup di farina 00 e in pasticceria, si sa, la precisione è fondamentale. Più mi arrovello con conti improbabili per far tornare i pesi e più inveisco, da sola, contro gli inglesi e gli americani che ancora si ostinano a pesare in questo modo barbaro. Ma non getto la spugna no, anzi, non faccio che sfogliare libri di ricette di questo tipo, ritrovandomi a fare una torta con la calcolatrice.  Apro il libro Delia’s cake di Delia Smith e sorpresona, non mi ricordavo che lei ha ricette convertite in g e ml….e via a fare la torta. Per una volta una piccola scorciatoia.


 Farina autolievitante 175g
 Lievito per dolci 1 cucchiaino
 Burro morbido 175g
 Zucchero di canna chiaro 175g di
 Uova 3 di grandi dimensioni
 Scorza grattugiata di 3 limoni grandi bio
 Succo di 1 limone grande bio
 Semi di papavero 40g

Per lo sciroppo
 Succo di 3 limoni grandi bio
 Scorza grattugiata di 1 limone grande bio
 Zucchero a velo 50g
 Zucchero di canna chiaro 100g

Per finire :
 Zucchero di canna chiaro 1 cucchiaino
mescolato con 1 cucchiaino di semi di papavero

 Preriscaldare il forno a 170 ° C , Imburrare una tortiera da 20 cm e foderarla con carta da forno alla base.


Setacciare la farina e il lievito in una ciotola capiente, quindi aggiungere il burro , lo zucchero , le uova , la scorza di limone e il succo e infine i semi di papavero .

Usando una frusta, mescolare fino a ottenere una consistenza cremosa e liscia per circa un minuto .

Versare il composto nello stampo , livellare con il dorso del cucchiaio , e cuocere in forno per 40 minuti circa.

Quando la torta è pronta , togliere la teglia dal forno e
mescolare gli ingredienti dello sciroppo . Far scaldare fino a che lo zucchero non si è sciolto e lo sciroppo ha assunto una consistenza ben fluida e omogenea.

Fare dei buchi con uno spiedino su tutta la torta e con un cucchiaio distribuire lo sciroppo uniformemente sulla torta calda , infine, cospargere con la miscela di semi di papavero e zucchero .


Note:

I 4 limoni utilizzati per questa torta si sentono tutti. La torta è fresca, frizzante e molto profumata.

Delia spiega che i semi di papavero si possono omettere perché, la torta, è già buona così, secondo me, sarebbe un peccato perché la consistenza dei semi è fondamentale per completare l’armonia della torta.

La torta è di facile realizzazione, i passaggi sono spiegati tutti molto bene tranne uno. Secondo Delia lo sciroppo si fa mettendo insieme tutti gli ingredienti e poi si passa lo sciroppo sulla torta. Questo punto non viene spiegato molto bene, io ho voluto scaldare lo sciroppo fino a far assorbire lo zucchero e far prendere bene gli aromi ma, nella ricetta non viene detto per nulla. Probabilmente si dà per scontato ma la trovo comunque una mancanza.

Lo sciroppo è buonissimo e dona alla torta oltre che, una consistenza umida e fresca per giorni, un sapore ancora più intenso di limone.  Consiglio di lasciare da parte un pochino di sciroppo in modo da sgocciolarne un pò sulla fetta appena tagliata.  


Giudizio

Rimandata - mi è caduta sullo sciroppo.


Con questa ricetta partecipo a Starbooks Redone